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Sei autori in cerca di personaggi

In queste prime ore in Palestina abbiamo incontrato un sacco di persone da subito interessate al nostro progetto.
L’idea che abbiamo è quella di fare un film non su Gaza ma con Gaza; per mostrare a quella parte di mondo che controlla l’occidente con la propaganda della televisione  che questo non e’ un paese di terroristi, ma una terra piena di persone “normali” e allo stesso tempo speciali.

Certo non e’ una cosa semplice da spiegare che a Gaza tutto in fondo e’ così’ normale e allo stesso tempo speciale, sembra un po’ come contraddirsi, soprattutto in un contesto come questo.
Ma cosa e’ normale oggi?
Ieri abbiamo provato a capirlo con i giovani del FPLF, in un interessante incontro in cui abbiamo condiviso scambi di idee sul concetto di normalità a Gaza.
Niente e’ normale a Gaza, come nulla e’ normale nel nostro quotidiano. E sono tante cose che ti avvicinano a casa: le differenze sociali, l’aumento del costo della vita, le lotte endemiche tra fazioni politiche, le verdure che aumentano sempre di più’, le sim card che costano sempre di meno, l’olio d’oliva che “il nostro e’ il migliore del mondo”,  i fratelli in famiglia divisi al bar a tifare tra Real Madrid e Barcellona, il bar gestito da persone sordomute! Ci sono tantissime differenze certo…

La più’ grande  e’ che Gaza non e’ in guerra come noi, che facciamo guerre “umanitarie” o “giuste” (mai in casa nostra) contro paesi che non predicano la nostra ipocrita pace.
Qui si vive sotto un continuo assedio con l’impossibilita’ di uscire dai propri confini: oltre ai periodi di atrocità con gli attacchi degli aerei, come le operazioni piombo fuso o pillar of defence, con l’elettricità’ che salta di continuo e che capita, come e’ successo a una famiglia in questi giorni, di morire perché’ vivi solo della luminosità delle candele.
Al supermercato devi scegliere di non comprare i prodotti di chi ti bombarda, oppure puoi coltivarti i prodotti nel campo al confine che sempre più’ stringe attorno, sempre che il tuo assalitore non voglia spararti mentre cerchi di raccogliere il grano o le olive.
Se non muori ma vieni ferito, devi sperare che l’embargo imposto dallo stesso paese assalitore non ti precluda i farmaci che ti servono per guarire.
E ogni tanto tra le macerie di case di civili, di stadi di calcio crollati e di altri edifici devastati dai bombardamenti delle precedenti “guerre” si sente un boato più’ o meno in lontananza.
Vorra’ dire questo essere terroristi? A noi sembra che c’è gente che parla di  pace mentre fa vivere gli altri in uno stato di terrore.
E mentre gli espropri di terra, gli sgomberi, le demolizioni e le deportazioni da parte di Israele sono stati considerati violazione dei diritti umani anche dalla relazione delle Nazioni Unite, il mondo e’ sempre più cieco davanti a questo crimine. Per questo ci sembra importante mostrare al mondo questa realtà.

Non ci sembra pazzesca la normalità di questa gente, ma ci sembra pazzesco che la situazione sia ancora così.

link:

la notizia sulla famiglia uccisa dall’incendio provocato da una candela

il rapporto delle Nazioni Unite sui diritti umani del 31/01