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Onadekom – A Vittorio

La sentenza d’ appello di oggi ha scontato a quindici anni la pena a Tamer Hasasna e Mahmud Salfiti, condannati lo scorso settembre all’ergastolo per il sequestro e l’assassinio il 15 aprile 2011 di Vittorio Arrigoni, attivista italiano dei diritti del popolo palestinese. Questa sentenza, l’ultima di nove negli ultimi quattro mesi, e’ durata solo 10 minuti. Così’ fulmineo da non lasciare il tempo a coloro che stanno seguendo il giudizio dall’inizio di rendersi conto e di capire cosa avrebbero voluto, che pena meritano coloro che hanno ammazzato a sangue freddo una persona che ha dato tutto per la causa palestinese? Preferiamo lasciare aperta la discussione su questo punto, senza esprimere giudizi che potrebbero portare a ragionamenti distorti dalla differenza interpretativa che comporta ogni contesto. Preferiamo sottolineare l’indignazione del popolo palestinese davanti all’accaduto e vorremmo cogliere questa occasione per ricordare, come fanno tutti i giorni le persone qui, una persona che ha dedicato la sua vita a questo popolo.

La sua passione per i diritti umani lo ha portato in molti posti mostrando che esisteva un altro modello di occidente oltre a quello neocolonialista e sfruttatore
In Palestina, invece, arrivò la prima volta nel 2002. La sua azione inizio’ come scudo umano in una scuola di bambini assediata dai carri armati. Da quel momento Vittorio affrontò molti rischi per aiutare la gente del posto e raccontare ciò che vedeva: i bombardamenti, la morte di ragazzini indifesi, il dolore negli ospedali, le abitazioni distrutte. Fu picchiato dai soldati Israeliani e rimandato a casa. Vittorio ha visto e vissuto tante sofferenze, ma ciò’ nonostante la sua sfrenata passione per i diritti umani lo riportava sempre lì. Si sentiva amato dalla gente, accettato da tutti.
Vittorio ripartì per l’ultimo viaggio nel 2010. Passando dall’Egitto riuscì a rientrare a Gaza.  Fino alla notte tra il 14 e il 15 aprile del 2011, quando venne ucciso da una cellula Salafita, che mirava a minare il potere di Hamas e l’equilibrio interno di Gaza, facendo così’ il gioco di Israele.

Ma Vittorio non e’ morto, sopravvivere nel cuore delle persone e’ immortalità’. Vittorio e’ immortale.
Ogni persona che incontriamo ci parla di lui, la sua presenza e’ ovunque, in ogni casa e in ogni ufficio troviamo le sue immagini. Immagini di un volto amico, quello di una persona che e’ rimasto nel cuore di questa gente proprio perché era uno di loro. Con loro ha vissuto momenti di felicita’ e spensieratezza, ma anche tanti momenti di paura e incertezza.
La sua presenza forte e rassicurante ha accompagnato le notti irrequiete e spezzate dai continui bombardamenti di famiglie come quella di Jabber, un contadino della buffer zone.
“Vittorio era più di un fratello” ci dice la figlia quindicenne. Gli occhi le si illuminano al ricordo di una persona che e’ stata al suo fianco durante la guerra, quando Jabber doveva lavorare, lui rimaneva li a proteggerli proprio come farebbe un fratello.
Sono rimasti tutti esterrefatti quando l’hanno ucciso “Quelli non sono palestinesi” ci ha detto una contadina, parlando degli assassini con rabbia.
Chiunque parla di lui ha negli occhi l’amore, l’amore che aveva per questo posto, per questo popolo.
La sua relazione con le persone, così’ intima, così’ pura ha creato una fratellanza non solo per se ma per tutti quelli che vengono dopo di lui. La gente ci ama perché siamo Italiani come lui e perché’ avendo conosciuto lui ci hanno visti umani e vicini.
Vittorio e’ entrato nella vita della gente, proprio come questo popolo e questa terra e’ diventata la sua vita.  Il suo ricordo non morirà mai. Come dicono loro Onadekum.