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Fare satira è un mestiere da disoccupati

Fare satira a Gaza è un lavoro da disoccupati! Non è facile raccontare al mondo esterno alla striscia quelle che sono le circostanze impossibili in cui si vive qui: lo stadio distrutto, l’accesso al mare per pescare ostacolato dal fuoco continuo delle vedette israeliane, la disoccupazione che raggiunge livelli altissimi, periodi di carenza di combusitibile, 5000 prigionieri politici detenuti nelle carceri israeliane in sciopero della fame, la mancanza di libertà di movimento… E’ difficile raccontare questo cercando di far sorridere, cercando di non annoiare un pubblico occidentale che oramai è saturo delle immagini della Striscia costantemente sotto assedio, non solo durante le operazioni di guerra. Ecco quindi la declinazione dei ragazzi palestinesi, che scelgono di raccontare i problemi della striscia riprendendo in chiave ironica il tormentone ultracommerciale Gagnam style. Cinque uomini e 2 bambini vestiti di nero e indossando una kefiah, si muovono a passo di dabka in alcune situazione rapresentative. Tra queste la stazione di benzina, dove spesso manca il gasolio, il valico di rafah, solo aparentemente aperto, il problema della disoccupazione e quello dell’elettricità. Li vediamo in un loop frenetico accendere i generatori in strada a causa delle continue interruzioni di corrente: nonostante siamo nel 21° secolo Gaza è ancora senza elettricità. Alcune famiglie sono costrette a vivere al lume di candela, rimanendo vittime di incendi e di avvelenamenti da monossido di carbonio. In un’altra scena del video gli asini vengono usati come mezzi di trasporto quando il carburante scarseggia, perché il controllo del carburante della striscia dipende dagli stati confinanti. Quandi i Gangnam si posizionano davanti al valico di Rafah vogliono mostrare che non e’ veramente aperto, infatti se sei maschio e non hai più’ di 40 anni non puoi uscire, ed il balletto lo rende evidente mostrando il segno di chiusura con le braccia incrociate. Arrivano anche ai tunnel per il trasporto di merci essenziali come i materiali edili che Israele non fa passare e che l’Egitto adesso sta allagando. I bambini costituiscono circa la metà della popolazione di Gaza. Uno dei due bambini del video ha visto la sua casa distrutta dai bombardamenti israeliani del 2009 e come migliaia di palestinesi ha perso tutto. Molti bambini qui sanno distinguere un F-15 da un F-16, persino il suono di un drone armato di missili da quello di uno di sorveglianza: questo significa crescere con la guerra. Uno studio del 2009 del Gaza Community Mental Health Programme ha rivelato che oltre il 91 per cento dei bambini di Gaza soffre di un grave disturbo post-traumatico da stress (PTSD). Questi problemi psicologici si riversano su tutta la popolazione ed erano ancora vivi quando nel novembre del 2012 si è ripresentato un altro pesante attacco. Le infrastrutture ospedaliere segnalano una costante carenza di farmaci ed attrezzature mediche essenziali per curare le persone che vengono ferite. Quando i Gagnam sono in spiaggia mostrano il problema della disoccupazione, che affligge la maggior parte dei giovani da queste parti, l’occasione di vedere il mare ci ricorda che nonostante sia un bel posto, mancano i materiali edili per la depurazione delle acque che si riversano in mare. Il video dei Gagnam non descrive nel dettaglio tutti questi problemi, ma è un nuovo modo di fare comunicazione da dentro la striscia, da persone che vivono qui e che con meno di 100 dollari sono riusciti a comunicare i loro problemi con semplicità, divertendosi. Perché nonostante tutto bisogna ogni giorno cercare di sorridere, senza dimenticare però cosa vuol dire vivere ogni giorno l’assedio e la guerra, facendo capire con ogni mezzo a disposizione che questo popolo non smetterà mai di lottare.